Archeologia: una disciplina popolare,
ma non troppo

L'archeologia è disciplina scientifica, è l'attività di tutela delle nostre Soprintendenze, ma è anche la passione di tanti, molti di più degli addetti ai lavori, per le testimonianze del passato, quelle del proprio territorio o del mondo, è la curiosità per l'avventura intellettuale della scoperta, la suggestione di mondi lontani nello spazio e nel tempo. Tutti questi, ed altri aspetti dell'archeologia sono il campo d'azione in cui si muove il Capitello d'Oro, il premio istituito con il MiBAC dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio e meritoriamente portato avanti negli anni da Marisa Ranieri Panetta, che né è ideatrice e curatrice, per valorizzare i film documentari che si occupano di archeologia. Una coppia, quella tra la decima Musa e l'antico, formatasi subito, non appena i primi cineasti ebbero in mano una cinepresa. Già la prima fotografia si era esercitata sull'antico, in gara con la pittura di rovine; il primo cinema ne seguì le orme, e andò molto più lontano, esplorando le infinite possibilità della riproduzione del movimento: quello degli operai che sbadilavano terra per liberare le rovine, dell'esploratore che cercava ignoti tesori, degli stessi uomini antichi ricollocati magicamente nei luoghi e nei monumenti che abitarono millenni fa.
Questa magia si è sempre più perfezionata, nelle tecniche e nei metodi, e si accinge ormai a diventare, grazie al veicolo televisivo, e a quello ancora più formidabile che è Internet, più degli stessi libri a stampa, il principale strumento di divulgazione della scienza e della coscienza archeologica. Certo, esiste il rischio della deformazione spettacolare della realtà storica - dirà storcendo il naso qualche archeologo iperfilologo - ma questo è in fondo il rischio che ogni disciplina scientifica paga per diventare popolare, e i benefici della popolarità, a cominciare dal consenso sociale per una disciplina spesso a rischio, in quanto lesiva di sensibili interessi privati, sono certamente maggiori degli svantaggi di qualche imprecisione. Del resto altro è accentuare gli aspetti spettacolari o più emozionali di una storia vera, altro è inventare di sana pianta una storia falsa, operazioni fantarcheologiche alla Stargate che pure hanno, in quanto tali, un loro appeal.
Una recente indagine ha dimostrato che se il Colosseo e Pompei sono i monumenti più noti e visitati del nostro Paese, vi è presso il grande pubblico un deficit di conoscenza della maggior parte delle realtà archeologiche, musei e scavi, che pure costituiscono la struttura portante del nostro patrimonio, l’impalcatura scientifica della nostra conoscenza della penisola nell’antichità. Eppure siti come Pithecusa, Sibari, Luni, Ostia hanno storie da raccontare non meno ricche e suggestive, ed hanno ricevuto la dovuta attenzione da parte degli specialisti: ma non hanno sfondato l’immaginario collettivo, forse anche perché è mancato finora uno scrittore, un cineasta che abbia fatto con loro quello che fece nell’Ottocento E. Bulwer Lytton con The last days of Pompeii. Occorre dunque che sempre più gli archeologi imparino a collaborare con gli specialisti della comunicazione con i mezzi del nostro tempo; che oggetti come le uova di struzzo delle tombe etrusche, le stele daunie, i pinakes di Locri, le cinte poligonali sannitiche, le stele felsinee, per non dire delle metope dell’Heraion alla foce del Sele, raccontino le loro storie e quelle dei popoli che le hanno costruite. Non solo per aumentare le visite e gli incassi dei nostri Musei, ma perché quei popoli diventino veramente i nostri antenati e i paesaggi storici che hanno realizzato siano per tutti noi sempre più meritevoli di protezione e conoscenza.
Promuovendo l’opera dei migliori documentaristi e delle più riuscite sperimentazioni dei Musei archeologici italiani in ambito didattico, il Capitello d’oro dà un contributo importante a quest’opera. E per questo non solo la sosteniamo, ma siamo profondamente grati a tutti i suoi promotori e realizzatori.

Stefano De Caro
Direttore Generale per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali